Giubileo straordinario, quando il Vaticano perde il pelo ma non il vizio

Lo scorso 14 marzo il pontefice della Chiesa cattolica romana, il vescovo di Roma Francesco ha annunciato che il prossimo 8 dicembre si aprirà a Roma un anno giubilare straordinario. Un giubileo dedicato alla “misericordia” nell’anniversario della chiusura del secondo Concilio Vaticano.
La motivazione avrebbe il suo perché (e infatti ha subito emozionato tanti commentatori sprovveduti, anche di parte evangelica) se non fosse minata da due osservazioni di fondo: la prima è che il giubileo è quanto di più anti-ecumenico e mondano (per non dire simoniaco) possa fare il Vaticano. Non solo esclude tutte le altre confessioni cristiane ma è anche alla base della dottrina delle indulgenze, la stessa dottrina, ma veramente rinnegata né riformulata, che ha dato avvio alla Riforma protestante. Il giubileo è di per sé simoniaco e un espediente usato per riempire ulteriormente le casse vaticane.
La seconda motivazione è che l’indizione di un giubileo per ricordare il Vaticano II da parte di un papa conservatore, oppositore della teologia della liberazione come Bergoglio è semplicemente una presa in giro per molti credenti. Papa Francesco si sta rivelando un’ottima operazione di marketing da parte della elitè cattoliche che vede la popolarità del clero e le chiese di nuovo meno vuote dopo i desolanti (ma sinceri) anni di Ratzinger. Il rischio conclamato (praticamente una certezza) è di avere una fregatura simile a quella della Dichiarazione congiunta cattolica-luterana sulla giustificazione del 1999 a cui è seguito un giubileo, quello di Giovanni Paolo II del 2000, pieno di devozione cattolica che andava nel verso contrario.
Fa quindi un po’ impressione sentire il moderatore della Tavola valdese emozionarsi per la “storica” visita di un papa al tempio valdese di Torino.
“Abbiamo voluto segnali di collaborazioni importanti, per esempio il messaggio augurale del papa all’ultimo sinodo valdese” (dove peraltro si invoca su un’assise protestante la protezione della Madonna), dice il moderatore Bernardini. Il fatto è che questo non è un accadimento interno alla sola chiesa valdese ma coinvolge tutte le chiese protestanti (e anche oltre) in Italia. E ci fa capire quale sia il problema di alcune chiese “storiche” nel nostro paese.
Da parte nostra, oltre a consigliare a Bernardini – nell’atto di ricevere un papa gesuita – di rileggersi Lutero oltre ai testi che parlano dei massacri dell’Inquisizione romana nei confronti dei valdesi, abbiamo il preciso obbligo di predicare l’Evangelo in tutta la sua carica urticante anche in quest’occasione.
Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne! dice il profeta Amos (5,24-25) per ricordare al popolo d’Israele e poi alla Chiesa che essa non deve compiacersi dei riti, dei riflettori, dei titoli dei giornali, affiancarsi a pratiche dubbie e farsi vedere in compagnia di chiunque ma servire umilmente Dio cercando di eliminare l’ingiustizia (in primo luogo quella sociale) giorno per giorno. Forse servono più predicatori dell’Evangelo e meno radical-chic da salotto

Andrea Panerini

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